A distanze prodigiose

Proponiamo due brevi estratti dalle lettere di Stephen Gray.
La prima lettera, del 1708, riguardava i suoi esperimenti pionieristici sulla repulsione elettrostatica, nei quali riuscì a far volare una piuma caricatasi per contatto col tubo di vetro. Ma la  sua lettera non fu pubblicata dalla Royal Society: Isaac Newton era il presidente, ed era ostile a Gray. Per vent’anni nessun contributo di Gray fu accettato per la pubblicazione.Dopo la morte di Newton (1727) Gray riprese i suoi esperimenti a più di sessant’anni di età, e scoprì i conduttori di elettricità, che possono trasportare l’elettricità a distanze prodigiose.

R. A. Chipman
Una lettera non pubblicata di Stephen Gray sugli esperimenti elettrici, 1707-1708
Isis, 45, 1954.

4° Esperimento
Quando la piuma si è avvicinata al vetro e da lì rimbalzata se la seguite con il vetro essa si allontanerà da esso e in nessun modo si potrà fare che lo tocchi, finché non venga diretta verso il muro più vicino della stanza o presso qualche altro oggetto solido da cui sarà attratta e liberamente tornerà al vetro di nuovo ripetendo i suoi rimbalzi così come nel secondo esperimento in cui ho portato più volte la piuma per la stanza alla distanza di 5 o 6 pollici [13 o 15 centimetri] senza toccarla e potevo muoverla verso l’alto verso il basso in diagonale o orizzontalmente descrivendo una linea o un cerchio secondo il moto del vetro e se, mentre la piuma fluttuava nell’aria, io stroffinavo ancora il vetro la piuma si spostava più lontano da esso, e pure rispondeva al moto della mano, con un moto vibrante del quale non si può render conto col moto dell’aria.

Stephen Gray
Una lettera a Cromwell Mortimer, contenente diversi Esperimenti riguardanti l’Elettricità
Philosophical Transactions, Vol. 37 (1731-1732), pp. 18-44

Sir,
Il primo esperimento che ho fatto, consisteva nel vedere se riuscivo a trovare qualche differenza nella sua attrazione, quando il tubo [strofinato] era stato ostruito alle due estremità da tappi di sughero, o quando era lasciato aperto, ma non riuscivo a percepire alcuna differenza sensibile; ma tenendo una piuma cadente sull’estremità superiore del tubo, ho trovato che andava verso il sughero, essendo attratta e respinta da esso, così come lo era dal tubo quando era stata eccitato dallo sfregamento .
Poi ho tenuto la piuma al di sopra contro l’estremità piatta del tappo di sughero, che ha attratto e respinto molte volte insieme; al che ero molto sorpreso, e ho concluso che vi era certamente un potere di attrazione comunicato al tappo dal tubo eccitato.

Ho quindi deciso di procurarmi un grande tubo di vetro flint, per vedere se riuscivo a fare qualche ulteriore scoperta con esso, avendo richiamato alla mente il sospetto che ho avuto qualche anno fa, come il tubo aveva comunicato una luce ai corpi, quando era stato strofinato al buio, se non poteva nello stesso tempo comunicare una elettricità a loro, anche se finora non ho mai provato l’esperimento, non immaginando il tubo potesse avere una così grande e meravigliosa influenza, da far sì che essi attirassero con così tanta forza, o che l’attrazione sarebbe stata portata a tali distanze prodigiose, come si scoprirà nel seguito di questo discorso

Il primo esperimento fu fatto nella Galleria dei Tappeti il 2 luglio 1729, circa alle dieci del mattino. A circa quattro piedi [1,2 m] dalla fine della galleria, si trovava una corda che la attraversava e che era stata fissata ai suoi capi da due chiodi ad ogni lato della galleria; la parte centrale della corda era di seta, il rimanente ad ogni capo era fatta di filo; poi la corda, di ottanta piedi e mezzo [24,5 m] di lunghezza, alla quale era appesa la sfera di avorio, e a cui la virtù elettrica doveva essere trasmessa dal tubo, fu stesa sulla corda di seta che attraversava la Galleria, in modo che la palla era appesa a circa nove piedi [2,7 m] di sotto. Poi l’altro capo della linea [di comunicazione] era con un nodo tenuto intorno sul tubo di vetro, e la foglia d’ottone tenuta sotto la palla su un pezzo di carta bianca; quando il tubo veniva strofinato, la palla attirava la foglia di ottone, e la teneva  sospesa per qualche tempo.

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