La siringa di Davy

Penzance, 1796 circa – Nella retrobottega della farmacia di questo piccolo villaggio della Cornovaglia lavora come apprendista un ragazzo di nome Humphry Davy. Vive con la mamma e la sorella, perché il papà è morto da alcuni anni. Gli piace raccontare storie di sua invenzione ai bambini del quartiere e fare esperimenti di chimica in soffitta.

Un giorno, un vascello francese fa naufragio sulla costa della Cornovaglia. Il medico di bordo si salva e, arrivato in paese, incontra il giovane Humphry Davy.
Humphry lo aiuta in molti modi e questi in cambio gli dona, a mo’ di ringraziamento, un bauletto di strumenti salvati dal naufragio.

Possiamo seguire il giovane Humphry mentre apre il suo regalo, come ci viene raccontato con parole un po’ arcaiche in una sua biografia.
Humphry Davy infatti sarebbe diventato un grande chimico, teorico del legame tra chimica ed elettricità; scopritore di sodio, potassio, cloro e altri elementi; inventore della lampada di sicurezza per i minatori. E anch’egli cominciò con esperimenti tipo spazzascienza.

I contenuti del piccolo scrigno furono tirati fuori ed esaminati dal giovane chimico, non con occhio professionale da medico, ma per capire se potevano essere convertiti e usati in esperimenti. Un’antiquata siringa da clisteri fu vista con esultanza, e impugnata in trionfo! – che  capovolgimenti possono avvenire all’improvviso! dice il moralista – Lettore, ricordati queste immagini: nel breve spazio di un’ora, questo apparecchio trascurato e marginale, emergendo dall’oscurità e dall’insignificanza, faceva bella mostra di sé in tutta la pompa magna di un complicato apparecchio per esperimenti sull’aria. Né le sue fortune finirono qui, era destinato a grandi cose: e infatti avrebbe eseguito i compiti di una pompa da vuoto, in un originale esperimento sulla natura del calore.

E anche noi, seguendo l’esempio di Humphry Davy, quasi travestendoci come lui per una festina di carnevale, possiamo fare molti esperimenti con le siringhe.

All’opera!

Procuriamoci una o più siringhe, senza ago, di plastica, ben pulite. Ce ne sono di grandi e piccole. Sono graduate, hanno cioè l’indicazione del volume in millilitri sul fianco del cilindro.  A volte sono munite di un tappo. Possiamo procurarci anche tubicini di gomma per collegare diverse siringhe.

Le siringhe per comprimere acqua e aria

Se la siringa ha un tappo, posso provare a comprimere l’aria (che si comprime, essendoci molto spazio tra le molecole) oppure l’acqua (che non si comprime, poiché le molecole già sono molto vicine).

Le siringhe come tappi di spumante

Collegare due siringhe piene d’aria con un tubicino. Con una mano si punta una siringa contro il soffitto, come una bottiglia di spumante (non contro il lampadario o la propria faccia!).
Con l’altra mano si comprime l’altra siringa, premendola per esempio contro la propria coscia. Il pistone della siringa, o anche solamente il pistoncino di gomma, viene sparato come stappando spumante!

L’acqua bolle a 20° in una siringa

riempiendo la siringa per circa 1/5 con acqua, e neanche un po’ d’aria, posso poi tirare indietro il pistoncino. Si forma uno spazio “vuoto” sotto il quale l’acqua anche se fredda comincia a bollire (a fare le bolle).

* * *

Articolo pubblicato nella rubrica “Spazzascienza” del mensile Piccolo Missionario nel marzo 2014.   Si tratta di una rubrica in cui ricostruiamo esperimenti e apparecchi dalla storia della scienza con materiali di recupero, salvati dalla spazzatura (da qui il titolo spazzascienza).
Per maggiori informazioni su questo argomento si veda “Siringhe e Legge di Boyle“.

* Campi obbligatori

Aggiungi commento

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Proseguendo con l'uso del sito dai il consenso al loro utilizzo. OK Voglio saperne di più