Il microscopio goccia

Delft, Olanda 1660. Il signor Antoni Leeuwenhoek è un impiegato presso il comune, e un bel giorno legge il libro “Micrographia”, un grande libro illustrato dell’inglese Hooke. I disegni con le osservazioni al microscopio sono così belli – con pulci grandi come rinoceronti corazzati, e zanzare le cui ali sembrano vetrate di cattedrali – che Antoni decide di fare anch’egli osservazioni al microscopio.

Comincia a costruire microscopi di sua invenzione, con una lente singola di vetro grande circa un millimetro. Raggiunge i 200 ingrandimenti, e comincia a osservare… di tutto.

Non si hanno molti documenti sulla prima parte del suo lavoro, finché – è il 1673 e Leeuwenhoek ha quarant’anni – un suo amico dottore manda una lettera alla Royal Society, segnalando le sue osservazioni e scoperte.
Da allora e per cinquant’anni il signor Leeuwenhoek scrive lettere con le sue osservazioni e scoperte, che vengono pubblicate nei Resoconti della Royal Society e lette in tutto il mondo.
Poteva osservare l’occhio della mosca, composto di oltre mille minuscoli occhi. Scoprì i globuli rossi, le piccole cellule che nel sangue trasportano l’ossigeno, grandi 7-8 millesimi di millimetro. E tanti “piccoli animali” di queste dimensioni, i batteri e i protisti, presenti a milioni in una goccia d’acqua. Disse che “Vivono più animali nello sporco dei miei denti che in un regno. Tutti gli abitanti dei Paesi Bassi sono in numero inferiore agli animali vivi che porto in bocca tutti i giorni”.

ESPERIMENTO

possiamo costruire una versione semplicissima del microscopio di Leeuwenhoek usando una goccia d’acqua invece di una goccia di vetro.

All’opera!

Procuriamoci: la custodia di plastica di un CD. Una goccia d’acqua. Cose da vedere, naturali e artificiali (come foglie e rocce, libri e monete…)

Mettere con attenzione la goccia d’acqua sulla custodia del CD, in modo che formi una cupola semisferica. Fatto! Il microscopio a goccia funziona sia mettendoci l’occhio molto vicino, sia un po’ lontano. Sperimentate anche tenendo gli occhi e gli oggetti a distanze diverse. Provate con gocce di diametri diversi. Anche l’illuminazione è importante. Per questo un oggetto interessante da osservare è un vecchio telefonino.

LO SCHERMO DEL TELEFONINO

Non buttare via i vecchi telefonini! Col microscopio-goccia possiamo studiare com’è fatto lo schermo. Distinguiamo tante piccoli  “pixel” formati da tre lucette colorate, i LED, diodi emettitori di luce. Ci sono led rossi, verdi e blu. Dalla loro combinazione si ottengono i diversi colori, bianco, giallo, eccetera.

Il led blu fu l’ultimo dei tre led a essere inventato per la produzione di massa. Correva l’anno 1993, e in molti ritenevano che fosse impossibile. Ma il giapponese Shuji Nakamura, che lavorava in un’azienda relativamente piccola – era rimasto l’unico nel reparto di Ricerca e Sviluppo – pensava che il led blu si potesse fare… I manager lo finanziarono. E lui lo fece.

* * *

Articolo pubblicato nella rubrica “Spazzascienza” del mensile Piccolo Missionario nell’ottobre 2012.   Si tratta di una rubrica in cui ricostruiamo esperimenti e apparecchi dalla storia della scienza con materiali di recupero, salvati dalla spazzatura (da qui il titolo spazzascienza).
Per maggiori informazioni su questo argomento si veda “La fisica in una vecchia TV“.

Aggiungi un commento (1) Commento

  1. Massimo | 25 dicembre 2016

    Molto bello e semplice da fare ! Grazie

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