La spazza-digestione

Mackinac Island, 1822: una piccola isola situata nel Lago Huron, uno dei Grandi Laghi che dividono Stati Uniti e Canada, nello stato americano del Michigan. Nell’ospedale locale lavora il dottor William Beaumont, per anni medico nell’esercito. Il 6 giugno comincia a curare un trapper (una specie di cacciatore) di nome Alexis St. Martin, feritosi accidentalmente all’addome da un colpo di moschetto: la ferita è più grande del palmo della mano, e interessa un polmone, due costole, e lo stomaco.   Il dott. Beaumont cura con successo la ferita, ma non riesce a chiudere completamente il buco nello stomaco, e così quando St.Martin mangia e beve, un po’ del succo dello stomaco, del cibo e delle bevande vengono fuori.

Il trapper allora non può tornare al suo lavoro, e il dottor Beaumont lo assume per piccoli lavoretti e continua a curarlo e a studiare la situazione, annotandola in un diario. Nel 1825 poi, in accordo con il trapper, comincia gli esperimenti: è la prima volta infatti che è possibile osservare direttamente la digestione umana, come si verifica nello stomaco: Beaumont inserisce il cibo legato a un filo nello stomaco del trapper, e lo toglie dopo un po’, fa tante prove, con diversi cibi e in diverse situazioni: riesce perfino a mettere del succo gastrico in una tazzina, una specie di stomaco fuori dal corpo, e a verificare alla fine come il succo gastrico abbia proprietà solventi.

All’opera!

Possiamo usare questa storia per preparare una scenetta nelle vacanze natalizie e raccontare “il viaggio del cibo”. Con una statua di legno e materiali vari mostriamo come sono disposti i diversi organi. Con una serie di bicchieri e liquidi vari mostriamo come funzionano.

La statua anatomica "Reinventore"... il nostro trapper Alexis

Costruiamo una specie di “spaventapasseri”, una statua anatomica con in evidenza gli organi coinvolti nella digestione: bocca, stomaco (una bottiglia di plastica), duodeno (un tubo di cartone), pancreas (una spugna)…

E poi pensiamo all’apparato della digestione come a un laboratorio chimico, e estendiamo l’esperimento con tante tazzine, tante ampolle con liquidi diversi, facendoci aiutare da un adulto. Ci procuriamo 5 bicchieri di plastica, che rappresentano la Bocca, lo Stomaco, il Duodeno, il Pancreas e la Cistifellea. Ci scriviamo con un pennarello il nome sopra, come a una festicciola.
Mangiamo un cracker (e ne offriamo al nostro pubblico) e partiamo:

- mettiamo un cracker anche nel bicchiere “Bocca”, ci versiamo un po’ d’acqua (come fosse la nostra saliva), spezzettiamo il cracker con un altro bicchiere (rappresenta i nostri denti) e mescoliamo con un cucchiaino (la lingua)… poi versiamo il tutto nel bicchiere “Stomaco”.
- Nel bicchiere “stomaco” c’è aceto, un acido che rappresenta il succo gastrico (acido cloridrico o muriatico) presente nello stomaco vero e responsabile dello “scioglimento” dei cibi. Lo stomaco ha delle pareti speciali che impediscono all’acido di corrodere tutto.
- Nel bicchierone “duodeno” arriva poi tutto quanto: dallo stomaco travasiamo quello che rimane del nostro cracker con il succo gastrico, dalla cistifellea versiamo la bile (un detersivo colorato), infine dal pancreas arriva il succo pancreatico (acqua con un po’ di bicarbonato), che neutralizza il succo gastrico con una reazione chimica.

Schema dei bicchieri per l'esperimento sulla digestione

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Articolo pubblicato nella rubrica “Spazzascienza” del mensile Piccolo Missionario nel dicembre 2013.   Si tratta di una rubrica in cui ricostruiamo esperimenti e apparecchi dalla storia della scienza con materiali di recupero, salvati dalla spazzatura (da qui il titolo spazzascienza).
Per maggiori informazioni su questo argomento si veda “La digestione“.

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