Bicchieri e bottiglie elettriche

Leida, 1745. Siamo in una piccola città dell’Olanda, che somiglia un po’ alla nostra Venezia, con tanti canali. I fratelli Jan e Petrus Musschenbroek portano avanti la loro officina, all’insegna de “La Lampada d’Oriente”. È l’attività di famiglia. Una volta fabbricavano lampade e candelabri d’ottone, poi lo zio Samuel cominciò a costruire telescopi, microscopi, siringhe. Ora Jan e Petrus vendono strumenti scientifici in tutta Europa.

I fratelli Petrus e Jan Musschenbroek

Tra gli oggetti in catalogo, anche il tubo elettrico (vedi). Petrus infatti è studioso di elettricità, e insegna filosofia naturale all’Università di Leida. Egli cerca di costruire un recipiente per l’elettricità. Mentre prova e riprova con bottiglie ricoperte di metallo, munite di tappi infilzati con chiodi, avvicinate a tubi di vetro strofinati con la seta, a un certo punto, toccando la bottiglia e il tappo prende una scossa fortissima!
Questa invenzione viene chiamata “Bottiglia di Leida” e gli studi di elettricità si diffondono in tutta Europa. Non solo nelle scuole, ma anche alle feste nei salotti, perché è divertente unire le mani in girotondo e prendere la scossa tutti insieme. È un esperimento che si può riproporre in una festa di carnevale.

All’opera!

Possiamo costruire la versione spazzascienza della Bottiglia di Leida, in piccolo, con dei bicchieri. Ci servono: 2 bicchieri di plastica, alluminio da cucina, forbici, nastro adesivo, una sciarpa di lana, un tubo di pvc (avanzato dopo lavori idraulici o elettrici).

Costruzione

Ritagliare due “vestiti” in alluminio per i bicchieri di plastica. La forma è a mezzaluna come nel disegno, e poi si arrotolano intorno al bicchiere e si uniscono con un pezzetto di nastro adesivo. Questi vestiti sono detti “armature”.
Ritagliare una specie di “P” in alluminio, con la gamba molto larga, e ripiegarla fino a formare una “bandierina” che viene detta “conduttore”.
Rivestire entrambi i bicchieri con le loro armature, e metterli poi uno dentro l’altro, infilando tra loro anche la bandierina, a contatto con l’armatura interna.

Esperimento

Strofinare il tubo di pvc con la sciarpa, tenendola ferma e muovendo il bastone avanti e indietro come una stecca da biliardo. L’azione va svolta molto vicino alla “bandierina”, in questo modo una parte dell’elettricità generata dallo sfregamento del pvc con la lana, che si trova sul in eccesso sul tubo di pvc, viene come “travasata” nell’armatura interna attraverso la bandierina, che si muove avvicinandosi al tubo.
Maggiore è il numero di “strofinate” (dieci, venti…), maggiore la quantità di elettricità con cui si “carica” la bottiglia di Leida. Già dopo quattro o cinque strofinate, la bottiglia è carica e può dare una piccola scossa se si toccano contemporaneamente con una mano l’armatura esterna e con l’altra la bandierina. Anche un circolo di persone può fare l’esperimento: il primo tiene in mano la bottiglia (toccando l’armatura esterna), l’ultimo tocca la bandierina. Tutti prendono la scossa.

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Articolo pubblicato nella rubrica “Spazzascienza” del mensile Piccolo Missionario nel febbraio 2013 (per questo c’è il riferimento alla festina di carnevale).   Si tratta di una rubrica in cui ricostruiamo esperimenti e apparecchi dalla storia della scienza con materiali di recupero, salvati dalla spazzatura (da qui il titolo spazzascienza).
Per maggiori informazioni su questo argomento si veda “La bottiglia di Leida“.

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